• 10 Giugno 2020
  • C.A.L.I.P.So. APS
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George Floyd non è stata la prima vittima del razzismo istituzionalizzato che da sempre si denuncia nel dibattito politico e culturale statunitense. Film, serie tv, manifestazioni artistiche, romanzi, canzoni, si sono susseguiti negli anni, dandoci una chiara narrazione della condizione della popolazione afro-americana negli Stati Uniti. Le manifestazioni e le proteste sono una chiara risposta a una situazione divenuta insostenibile, ma perché l’opinione pubblica internazionale risulta essere così scossa dall’evolversi degli eventi?

In primo luogo, nonostante gli Stati Uniti siano lontani dall’essere un esempio di democrazia virtuosa, comunque rappresentano uno dei modelli della democrazia contemporanea, pertanto la sua evidente incapacità di concretizzare quel principio di uguaglianza che dovrebbe essere alla base di ogni società, denuncia la fragilità della tenuta democratica globale in un mondo nel quale ormai troppo spesso i sistemi politici vengono distorti da derive autoritarie.

In secondo luogo, nonostante la questione razziale e il fallimento del principio di società interculturale siano (ormai quotidianamente) alla base del dibattito politico interno ai diversi stati, la persistenza di un razzismo istituzionalizzato all’interno di un paese la cui storia dovrebbe bastare per renderlo il più grande teatro del processo di integrazione interculturale, getta un’ombra su qualsiasi ipotesi politica di società interculturale, ricordando a tutti quanto sia difficile estirpare le radici dell’esclusione dell’altro diverso da sé all’interno della società.

A tutto ciò si aggiunge il fatto che l’esasperazione della comunità afroamericana non è solo figlia del razzismo sistemico, ma è anche il risultato di un sistema sociale dilaniato dalla privatizzazione del servizio sanitario, da un sistema educativo altamente aristocratico, da un mercato del lavoro la cui instabilità rende impossibile l’idea di programmare un futuro e da un sistema carcerario distorto per il quale l’obiettivo non è la riabilitazione del detenuto, bensì l’incessante ricerca di detenuti che ne sostengano la redditività economica.

Tutto questo viene gestito grazie al supporto di uno stato di polizia che viene rivestito da un misticismo salvifico che porta i suoi agenti ad ergersi al di sopra della legge, per compensare la mancanza della giusta retribuzione economica che spetta al lavoro svolto.

In questo contesto, nascono e si intensificano le proteste della popolazione afroamericana negli Stati Uniti.

Alla luce di quanto detto, il supporto di chiunque svolga un’azione politica e sociale è necessario. Negli Stati Uniti si sta protestando a sostegno della democrazia, a sostegno di una società interculturale, a sostegno di un modello sociale sostenibile e inclusivo. Questa non deve essere la protesta di una sola comunità.

Da Hong Kong all’Amazzonia passando per la Turchia: un unico grido a sostegno della democrazia, e noi siamo pronti a gridare.

Adriano Sergio

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