• 17 Aprile 2020
  • C.A.L.I.P.So. APS
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L’amore ai tempi del CO…VID 19 (particolare) Courtesy Image TVBoy

Tutti avremo visto una coppia di fidanzati al momento del saluto sulla banchina di una stazione. Quella che per alcuni è un’esperienza romanzata, vissuta come un ricordo speciale di gioventù, attualmente si traduce in una condizione che, in maniera molto meno cinematografica, decine di migliaia di persone nel mondo si sono trovate a dover vivere contro la propria volontà.

Ugualmente, se pur esattamente al contrario, le fastidiose convivenze forzate tra partner che non si sopportano più ma che hanno riserve sul reciproco separarsi, ci sembrano scenari remoti e di casi isolati, ma che ad oggi sono diventati pane quotidiano per moltissime famiglie.

Ciò che da un momento all’altro (o dovremmo dire da un decreto all’altro?!) ci siamo ritrovati a vivere è stata l’ibernazione delle realtà relazionali a causa dell’emergenza del Coronavirus.

Siamo così talmente convinti di sapere come va il mondo, così abituati ad aspettarci che la nostra vita segua un rettilineo più o meno prevedibile, che difficilmente siamo portati ad aspettarci che possa esserci qualcosa di completamente imponderabile che all’improvviso possa sconvolgere il nostro percorso di vita. Siamo così abituati a pensare di poter dire e fare ciò che vogliamo, quando vogliamo (“ci vediamo dopo”, “oggi non mi va di parlarti, tanto potrò farlo domani”, “quando mi stancherò me ne andrò”, ecc.) che inevitabilmente ci è più semplice vivere in questo mondo di credenze falsificate pur di non ammettere a noi stessi che, al contrario, il caos regna sovrano nelle nostre vite e difficilmente abbiamo il controllo di ciò che ci succede. Ovviamente un pensiero così strutturato genererebbe solo angoscia e bloccherebbe ogni nostro desiderio o azione sul nascere.

Tuttavia è importante riflettere sul fatto che non sempre ciò che solitamente siamo in grado di controllare, nel tempo e nello spazio, va così.

E cosa succede se questo improvvisamente non è più possibile? Cosa accade al mondo ideativo se si ferma improvvisamente la libertà nel mondo delle relazioni reali?

L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo ormai da più di un mese ci ha reso protagonisti e protagoniste di un’esperienza inconsueta a livello individuale e sociale. Il confinamento nelle nostre case per così tanto tempo sta generando delle conseguenze e delle implicazioni sociali e psicologiche non di poco conto, specialmente per l’influenza che sta avendo sulle relazioni affettive.

Sono tante le persone che, ad esempio, non vivendo la propria relazione di coppia sotto lo stesso tetto, in questo momento si trovano a dover fare i conti con la distanza totalizzante. Altre invece che poco prima dello scoppio dell’emergenza avevano deciso di separarsi eppure ora si ritrovano costrette a condividere lo stesso spazio abitativo senza sosta 24 ore su 24.

Coppie che durante la settimana condividevano pochi momenti distribuiti nella giornata, ora si trovano a sopravvivere all’abitudine, alla esarcebazione della vicinanza.

Coppie appena nate che devono trasportare il loro desiderio di conoscenza dell’altro su un canale comunicativo mediato dal virtuale che, inevitabilmente, stravolge le modalità di avvicinamento e il bisogno di contatto. Persone che, invece, grazie proprio al virtuale, stanno riuscendo a esprimere diversamente, con maggiore tranquillità, la loro voglia di conoscere e aprirsi al mondo affettivo e relazionale.

E ancora le famiglie con figli abituate a certi specifici ritmi, ora affrontano la compresenza di necessità diverse che ogni singolo membro del sistema familiare riversa inesorabilmente all’interno delle quattro mura domestiche, dovendo fare i conti con dei cambiamenti delle proprie e altrui abitudini: vi è sempre più crescente difficoltà a mantenere certi confini utili al buon andamento della vita famigliare, mancanza di privacy per la costante presenza di tutti i membri della famiglia in casa, diminuzione di tempo da dedicare a se stessi, aumento esponenziale del tempo da dedicare all’intrattenimento dei figli o allo smart-working.

In questa matassa indistinta di variabili incontrollate, la coppia tende a perdersi e a dover rinegoziare il proprio modo di stare insieme.

Possiamo incanalare queste casistiche in una riflessione sul rapporto dicotomico che esiste tra vicinanza e distanza, laddove, quasi sempre, dal punto di vista psicologico, gli estremi diventano entrambi espressione di disagio.

Ci si ritrova a dover riflettere su come, di questi tempi, sia possibile prendersi cura della relazione affettiva in un contesto nuovo, che richiama necessità, modalità e pattern comportamentali della coppia preesistenti al momento storico che siamo chiamati a vivere e che, inevitabilmente si scontrano con questa cristallizzazione del tempo e dello spazio entro cui queste relazioni erano abituate a vivere e crescere.

Vi sono tanti aspetti (negativi e positivi) che possono essere fotografati in questa visione dicotomica: l’esasperazione dei conflitti, l’esplorazione più matura dell’intimità, il rischio della simbiosi (intesa come indifferenziazione), la perdita dei confini, la ridefinizione dei ruoli all’interno del sistema, la necessità di stabilire confini intra ed extrafamiliari, la redistribuzione del tempo da dedicare a se stessi e agli altri.

La ridefinizione del “noi” è richiesta a più livelli, in categorie spazio-temporali alterate, che normalmente vengono date per scontate durante lo scorrere normale della vita e che ad oggi assumono, invece, un carattere importante nella descrizione della realtà sociale e affettiva: è come se dall’esser soliti analizzare un quadro dando rilievo alla figura, oggi ci troviamo a dover osservare con più attenzione lo sfondo che emerge prepotentemente come fattore attivo della costruzione di senso della figura stessa.

Gli attori della relazione, dunque, non sembrano potersi muovere più come facevano prima, ovvero su uno sfondo che resta scenografia, interviene ma fino ad un certo punto sulla scelta della direzione dialogica che la figura attua nella relazione con l’altro. Ora il tempo e lo spazio diventano categorie con le quali si interagisce come fossero attori essi stessi che si introducono come terzi nel rapporto.

Il “sistema-noi” si ripiega su se stesso in una sorta di costrizione entro categorie più stringenti di sospensione delle proprie individualità, delle proprie aspettative di realizzazione personale ma anche sociale, di oscillazione tra la necessità di riconoscersi entro la relazione con l’altro e il bisogno di mantenere una distanza fisica entro uno spazio più individuale. Ecco che distanza e vicinanza diventano l’anticamera di un discorso ancora più ampio di riconoscimento degli estremi “indipendenza” e “dipendenza” emotiva.

La quarantena (sia nel caso di una costrizione alla vicinanza che nel caso di una coercizione alla distanza), dunque, diviene una prigione dell’amore o una risorsa?

Monica Mezzi

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