Appare sempre più chiaro come le giovani generazioni della nostra epoca, che vantano già il triste primato di essere le prime che vivranno peggio dei propri genitori, stanno per affrontare una seconda crisi epocale, di quelle che dovrebbero essere al massimo “once-in-a-generation”. Dopo la crisi finanziaria del 2007-2008 sarà l’emergenza Coronavirus ad abbattersi sulle nostre vite, rivelando, più di quanto già non abbia fatto, l’inadeguatezza della nostra struttura economica e della nostra gestione politica: incapace di tutelare i più deboli già in tempi tranquilli e pronta a scaricare su di essi tutto il peso dei tempi avversi.  

L’economico si riflette inevitabilmente sul sociale e la crisi che verrà non risparmierà quest’aspetto. E’ facile immaginare come le sempre crescenti difficoltà e le sempre minori risorse a disposizione delle fasce popolari si tradurranno in un incremento delle tensioni razziali ed in una generale intolleranza nei confronti del diverso, inutile capro espiatorio. Viviamo già fin troppo questa inutile “guerra fra poveri” che, deviando verso un vicolo cieco l’agitazione di chi sente il peso della necessità del cambiamento, non fa altro che peggiorare la nostra condizione e ci impedisce di pensare e costruire alternative.

La nostra generazione potrebbe facilmente cadere in errore e pensarsi come schiacciata dalla storia, in questo flusso di eventi che si abbatte sulle nostre vite. La storia però non è un fenomeno naturale, come un’eruzione o un terremoto, non si abbatte su di noi, la sua fatalità è apparente,

La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo.

L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera.


 Antonio Gramsci, Indifferenti, in La città futura, 1917.

La chiave di lettura dataci da Gramsci per interpretare le trasformazioni sociali, non come frutto di un processo a noi estraneo, ineluttabile e necessario, ma come il risultato della nostra azione, consapevole o inconsapevole, è proprio quella dell’indifferenza, dell’assenteismo

Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare,  lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.

Antonio Gramsci, Indifferenti, in La città futura, 1917.

Una volta svelata l’illusoria fatalità della storia appare evidente la leva per smuovere il futuro, essa è il contrario dell’indifferenza: l’organizzazione! Mi formo, supporto, partecipo. Perché una comunità cosciente, attiva ed organizzata non è destinata ad essere travolta dalla storia, può divenire artefice del proprio futuro. Per dirla con altre parole:

Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza


Antonio Gramsci, L’Ordine Nuovo, anno I, n. 1, 1° maggio 1919.

Tre elementi imprescindibili per conquistare la libertà:

lo studio, perché La libertà è la coscienza della necessità


Friedrich Engels, Anti-Dühring, 1878

l’agitazione, perché La libertà è uno stato di grazia e si è liberi solo mentre si lotta per conquistarla


Luis Sepùlveda, L’ombra di quel che eravamo, 2009

e l’organizzazione, necessaria per fare da collettore, per avere la forza di prendere in mano il timone del nostro futuro e per costruire, collettivamente, in germe, quei cambiamenti che sentiamo necessari per noi e per l’intera società.

Federico Carella

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