Una delle conseguenze dell’attuale emergenza sanitaria che più ha condizionato il vivere sociale quotidiano, concerne le misure di distanziamento sociale attuate per prevenire il contagio.

In un momento nel quale in molti avvertiamo il senso di isolamento dovuto all’impossibilità di vivere pienamente la nostra comunità, il pensiero di oggi va a quelle persone che scelgono volontariamente di rinunciare al vivere sociale, parliamo della figura degli hikikomori.

Ci approcciamo al tema grazie all’apporto di Liana Barracane – Referente Puglia Ass. Hikikomori Italia Genitori Onlus, che ha risposto per noi ad alcune domande utili ad inquadrare il fenomeno.

A chi ci rivolgiamo quando parliamo di hikikomori?

Per hikikomori in genere intendiamo coloro che “scelgono” di rinunciare alla vita sociale, come viene comunemente intesa, fatta di relazioni reali a scuola, al lavoro, con gli amici. Di solito conservano una minimale vita sociale attraverso internet, con videogame, giochi di ruolo, ecc. Con lo stesso strumento coltivano la propria cultura, non di rado conoscono benissimo almeno una lingua. Chiudono invece ogni relazione reale con amici, familiari, anche conviventi, spesso rifiutando anche di condividere il momento del pranzo/cena con loro. Il ciclo veglia sonno è gravemente scompensato .

Quanto è diffuso il fenomeno in Italia e da cosa nasce l’esigenza di costruire una rete nazionale come Hikikomori Italia?

I nuclei familiari colpiti dalla problematica in genere non ne parlano, se ne vergognano, appesantiti dal giudizio degli altri, dal proprio senso di inadeguatezza rispetto alla competitività sociale, nascondono la situazione acuendo l’isolamento che si estende dall’individuo all’intero nucleo familiare, con reciproche colpevolizzazioni intra-familiari relativamente al compito educativo svolto fino a quel momento e le strategie adeguate da adottare. La rete ha consentito di collazionare le varie realtà esistenti sul territorio alleggerendo dal senso di colpa, di solitudine e di “depressione” – che qui uso in senso atecnico- familiare. Le famiglie trovano conforto nel gruppo, nell’accoglienza, nella condivisione, nella reciproca comprensione, nell’assenza di giudizio che viene sostituito da un sostegno propositivo o quanto meno solidaristico. Attualmente il gruppo Fb Hikikomori Italia genitori accoglie 2500 famiglie; il gruppo HIG Puglia raccoglie 60 nuclei familiari, così incrementato nell’ultimo anno partendo da un gruppetto iniziale di sole 4 famiglie. Il numero continua a crescere.

Quanto le recenti imposizioni di distanziamento sociale, a seguito dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, possono essere la causa di un incremento del numero degli hikikomori nella nostra società?

In realtà il fenomeno che stiamo osservando, almeno qui da noi in Puglia, è che questo isolamento forzoso a causa della pandemia ha creato due distinti meccanismi uno opposto all’altro. Per i già ritirati ha costituito un’opportunità di prendere a relazionarsi almeno un pò con gli altri membri della famiglia parimenti “rinchiusi in casa” probabilmente mossi da un desiderio di lenire la loro difficoltà di rinunciare alla propria libertà ma anche perché meno assoggettati al proprio senso di colpa. Per altro verso, invece, coloro che oscillavano fra una frequenza scolastica faticosa e discontinua ed una vita sociale “essenziale”, rivolta ad 1/2 amici da incontrare in casa, il lockdown è stata una vera e propria mannaia sulle risorse personali per contrastare quella inclinazione naturale all’isolamento. Vedremo nel tempo l’evoluzione di ciascuna situazione, sempre diversa e distinta dall’altra. 

Quali sono gli strumenti che si possono utilizzare al fine di monitorare il fenomeno e trovare delle soluzioni? Quale può essere il ruolo del terzo settore a riguardo?

Informazione: questo è lo strumento principe. Accompagnato dalla formazione degli operatori del settore: psichiatri, psicologi, assistenti sociali, educatori, insegnanti, formatori. L’intercettazione anticipata del fenomeno è strumento essenziale per la sua reversibilità. Il terzo settore – con apposite convenzioni con la P.A. per il sostegno in rete alle famiglie – è una risorsa fondamentale, atteso che i servizi pubblici risultano già oberati di incarichi di varia natura e sostanzialmente inadeguati a sostenerli per carenza di personale, nel numero, nella formazione e nella motivazione.

Concludiamo ringraziando Liana Barracane per l’intervento. Per approfondimenti, informazioni e accoglienza vi invitiamo a scrivere a puglia@hikikomoriitalia.it

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