Sebastiana Roccaro, psicologa e psicoterapeuta, Leader YdR per la promozione al benessere e alla salute ed esperta in counseling oncologico e cure palliative, porta avanti da diversi anni nella sua terra siciliana, il suo sogno di coniugare l’amore per la cucina con le sue competenze professionali di cura e sostegno. Sono nati così i laboratori di Cooking Therapy. Abbiamo voluto intervistare la Dr.ssa Roccaro per farci raccontare il suo metodo e per offrirci il suo punto di vista rispetto ai benefici psicologici del cucinare.

Il progetto CaSt-Cooking a Story nasce con l’intento di innescare un processo di condivisione di emozioni, ricordi, sensazioni attraverso la cucina. Si è partiti dalla convinzione che il cibo, la preparazione  e la condivisione dello stesso, veicolino forti significati simbolici di comunanza, di appartenenza e di memoria collettiva. La cooking therapy ci è sembrata richiamare molto gli stessi principi. Ci può spiegare in cosa consiste questa pratica? A chi è rivolta e in che contesti è possibile utilizzarla?

Cooking Therapy o cucinoterapia consiste nell’utilizzo di un atto antico ma quotidiano quale quello del cucinare per ritrovare benessere psicofisico. L’assunto di base su cui si poggia è “Sto male e quindi cucino”, allontanandosi così dall’assunto “sto male e quindi mangio”. Ad oggi, dopo tre anni di attività e sperimentazione, potremmo iniziare a sostenere e a considerare la cucinoterapia non solo come strumento complementare di “cura” ma, anche risorsa di benessere quotidiano. Cooking Therapy d.ssa Roccaro è un progetto nato nella mia mente molti anni fa e che si è concretizzato nel 2017 dopo ricerche e studi nel settore. Nasce dal desiderio di coniugare la mia passione per la cucina casalinga e tradizionale con la mia formazione di psicologo psicoterapeuta; alla preparazione di una pietanza cercavo di dare una lettura psicologica che mi ha nel tempo consentito di individuare in alcune specifiche preparazioni, delle azioni che dessero la possibilità di “lavorare” su alcune caratteristiche e/o tratti di personalità. Cooking Therapy si rivolge sia a coloro i quali desiderano ritrovare benessere psico-fisico a seguito di vissuti dolorosi, sia a chi vuole semplicemente dedicarsi del tempo per star bene con se stessi e con gli altri; uomini e donne di ogni età, livello culturale economico e sociale possono beneficiare di Cooking Therapy. Piccoli gruppi si riuniscono in una cucina domestica per 60/90 minuti per preparare insieme una pietanza dolce o salata, studiata ad hoc, per prendersi cura di sé.

Nella sua esperienza, come si innesca il legame tra cucina e  benessere psicologico e quali sono i miglioramenti che si possono ottenere?

Attraverso le 7 fasi di preparazione individuate e studiate, i partecipanti ai laboratori di Cooking Therapy dott.ssa Roccaro raggiungono specifici obiettivi. Cucinare significa rievocare attraverso odori e sapori le proprie origini , tradizioni e legami familiari; vuol dire dare spazio alla creatività, recuperare e rinforzare l’autostima, sviluppare le funzioni cognitive. Il valore terapeutico di Cooking Therapy si esplica a più livelli: fisico, cognitivo, sociale ed intra-personale. Quando si cucina spalle, mani, polsi sono impegnati nella ricerca di un equilibrio del tono muscolare (livello fisico); si attivano tutti i sensi, si affina la memoria e la concentrazione, si impara a gestire il tempo (livello cognitivo); si cucina per e con gli altri favorendo comunicazione e condivisione (livello sociale); infine la realizzazione di un piatto, la capacità di scegliere e decidere, la gratificazione provata per quanto realizzato (livello intra-personale).

I primi laboratori studiati e organizzati sono stati costruiti considerando la variabile età e la fase del ciclo vitale. Tutt’ora attivi i laboratori per bambini, adolescenti, adulti e i laboratori di coppia. A seguito primo obiettivo è stato studiare un protocollo Cooking Therapy per la gestione dell’ansia e dello stress. Tra le sette fasi di preparazione quella dell’impastare consente di scaricare tensione muscolare ed emotiva, inoltre, i diversi tipi di impasto agiscono e lavorano sul controllo dell’energia e della rabbia. Solitamente, a questa fase vengono associati esercizi di respirazione diaframmatica, esercizi di visualizzazioni e metafore.  Particolarmente utili sono stati in questi ultimi mesi i laboratori a distanza per la gestione dell’ansia e stress da emergenza sanitaria.

Lavorando da oltre un decennio nell’ambito della Psico-oncologia e delle Cure Palliative, ho appurato che in una persona che vive o ha vissuto il cancro, spesse volte viene alterato il rapporto con il cibo, basta pensare alla nausea e al vomito correlato ai trattamenti o alle diverse teorie sugli effetti di alcuni alimenti sullo sviluppo della malattia oncologica. Ma non è lo stesso per il cucinare. L’argomento di cui si parla di più nelle sale di chemioterapia è cosa e come ognuno cucina; confrontarsi sugli ingredienti da utilizzare, le quantità e poi come cucinarli per raggiungere un risultato ottimale favorisce la comunicazione, sposta il pensiero dalla malattia e regala un sorriso. Uno scambio continuo e non solo di ricette. Mentre il protocollo Cooking Therapy per persone che vivono la malattia oncologica è ancora in progettazione, ho già sperimentato la sua efficacia con un team di Oncologia Medica e con un familiare dopo la comunicazione della diagnosi oncologica del marito. I risultati di queste esperienze verranno presentate ai prossimi congressi MASCC/ISOO – Meeting Annual Supportive Care in Cancer, che si terrà in Spagna e all’ IPOS – International Psycho-Oncology Society, che si terrà in Giappone ormai nel 2021 causa COVID-19. Dallo scorso anno, a seguito della presentazione di Cooking Therapy all’ ECP – European Congress Psycology tenutosi a Mosca, sono stati attivati anche i laboratori Cooking Therapy nel mondo. Questi laboratori sono rivolti ai bambini e prevedono la realizzazione di un piatto tipico della località “visitata” da cooking. Obiettivo specifico di questi laboratori è dare la possibilità di conoscere altre culture, tradizioni ed aprirsi all’integrazione pur mantenendo il legame con le proprie origini.

Lo storytelling è uno strumento che permette di riflettere su se stessi e sul proprio modo di percepirsi nelle relazioni, tramandare parti di sé e della propria storia familiare e di comunità al prossimo, trasmettere emozioni. Quanto è importante il raccontarsi in un percorso di cooking therapy? 

La narrazione è la caratteristica principale dello Storytelling e la cucina è narrazione. Un piatto ti rispecchia. La realizzazione di una pietanza offre l’opportunità di riscoprire se stessi, le proprie emozioni, i sentimenti, i legami, gli affetti, le risorse, i progetti futuri. Odori e sapori ti riportano al passato, a momenti belli o sofferti che contribuiscono alla costruzione di un’ identità individuale, familiare e sociale. Un piatto può rappresentare una famiglia, un intreccio di legami e la preparazione di quel piatto può evocare vissuti ed emozioni legati ad essi. Un piatto narra tutto questo. A questo si aggiunge il desiderio di raccontarsi agli altri, di condividere i propri vissuti, di confrontarsi per migliorarsi, per comprendersi, per accettarsi.

Tutto ciò mi ha condotto a pensare che se nutrirsi significa soddisfare un bisogno primario, cucinare ti consente di soddisfare questo bisogno e tanti altri.

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