Abbiamo chiesto a Lorena D’Urso, biologa nutrizionista, responsabile dello studio nutrizionale polifunzionale sito A Ruffano, Via Salandra 14, di raccontarci, secondo il suo punto di vista, la storia di una delle piante più conosciute al mondo per i motivi meno nobili! Stiamo parlando della CANAPA e di quanto poco conosciamo le sue proprietà “stupefacenti” anche in campo alimentare.

Sappiamo tutti quanto sia stata (e tutt’ora lo sia) controversa la storia della canapa. Potremmo dire che la canapa è un modello esemplare di come la narrazione, ciò che si racconta su qualcosa sia spesso determinante per il destino dei/delle protagonisti/a di quelle stesse narrazioni.
In questo caso non solo per la pianta in sé ma anche per tutti coloro che tramite la Canapa hanno tratto vantaggi in modo lecito e che si sono visti abbattere una fonte di sostentamento, ma anche di tutela dell’ambiente, per via di una campagna di demonizzazione e proibizionismo che dura da 90 anni. In questi ultimi anni, fortunatamente, qualcosa sta cambiando: un’altra narrazione possibile.
Cosa ne pensa?

Esiste un unico punto fisso nell’infinito dibattito che da sempre caratterizza la storia della cannabis: non c’è altra pianta che abbia segnato la nostra realtà politica e sociale in maniera più determinante.

La canapa è probabilmente una delle prime piante ad essere stata coltivata e utilizzata dall’uomo per secoli. Le prime testimonianze storiche sull’uso di questa pianta sono contenute in antichissimi documenti provenienti dall’Asia Centrale dove la canapa è indicata come la prima pianta tessile allora in uso. Scritti successivi trattavano sia le sue qualità medicinali, sia l’utilizzo per la produzione di carta, sia le proprietà nutrizionali (era usata come cibo in tempi di carestia), inoltre la canapa era utilizzata anche per la realizzazione di reti per la pesca, di vestiti e corde. In Occidente, invece, l’introduzione della canapa come pianta da fibra fu molto più lenta. Il boom di questa coltura in Europa iniziò tra il XIV ed il XV secolo e durò per oltre 500 anni. In questo periodo la canapa ricoprì un ruolo importante sia per l’agricoltura sia per l’economia in generale.

Tuttavia il forte declino si ebbe tra gli anni dieci e, soprattutto, venti, quando iniziò a diffondersi la convinzione nella maggior parte degli stati americani che fosse opportuno prendere provvedimenti, nel clima più generale di proibizionismo che aveva investito il Paese.
Fu con la Single Convention on Narcotic Drugs, il trattato internazionale approvato dall’ONU nel 1961 e sottoscritto da 183 Paesi, che questa sostanza venne bandita su larga scala, imponendo agli Stati aderenti di vietarne il consumo anche a scopo ricreativo.

Locandine di film di propaganda proibizionista degli anni Trenta e Quaranta

Fortunatamente negli ultimi anni si è assistito alla diffusione di una crescente tolleranza, sfociata addirittura nella parziale liberalizzazione della vendita per finalità di consumo ricreativo in alcuni Paesi. A riportarla in auge è anche il desiderio di stili di vita e alimentari più sostenibili ed eco-friendly.

Nonostante gli utilizzi della canapa siano molteplici sia nei settori tradizionali (cartario, tessile e alimentare), sia in quelli più innovativi (bioplastiche, biocarburanti, bioedilizia, cosmetica e farmaceutica) e nonostante possa rappresentare anche una validissima opportunità di sviluppo per le imprese agricole, l’espansione della canapicoltura trova nell’assenza di una filiera adeguatamente strutturata, uno dei suoi maggiori limiti (soprattutto in Italia).
Un ruolo decisivo per lo sviluppo della filiera potrebbe essere giocato, da una parte, dalle istituzioni che potrebbero ricollocare la coltura canapicola al centro di mirate politiche di sviluppo dei territori e, dall’altra, dalle organizzazioni professionali che, con una campagna divulgativa, potrebbero in tempi rapidi riportare in auge la coltura con maggiore consapevolezza da parte dei produttori.

Sappiamo che tra i vari utilizzi della canapa, finalmente si sta dando il giusto peso al suo uso per il dolore cronico. Quali sono le sue principali applicazioni?

Difatti recentemente il Ministero della Salute italiano ha emanato un Decreto che inserisce la Cannabis nelle sostanze farmacologicamente attive e ne dispone le regole per la sua prescrizione, preparazione e dispensazione. Le principali applicazioni della Cannabis terapeutica sono rappresentate dal Dolore cronico (neuropatico e oncologico); Malattie Neurodegenerative (sclerosi multipla, sclerosi laterale amiotrofica, malattia di Parkinson, malattia di Alzheimer); Spasticità; Malattie Autoimmuni (artrite reumatoide, artrite psoriasica, lupus eritematosus sistemico); Malattie gastrointestinali (rettocolite ulcerosa, morbo di Crohn); Nausea e vomito in corso di chemioterapia; Epilessia farmacoresistente; Stimolazione appetito nell’AIDS e cancro; Sindrome di Tourette; Epilessia; Fibromialgia; Traumi cerebrali; Ictus; Allergie; Asma bronchiale; Sindromi ansioso-depressive; Schizofrenia; Patologie cardiovascolari.

Potrebbe approfondire gli usi della cannabis in cucina? Quali sono le parti edibili? Cosa possiamo preparare di buono?! E quali sono le proprietà della canapa?

Da un punto di vista nutrizionale la rinascita di questa coltura è arrivata con la legge 242 del 2016 che autorizza la coltivazione della Cannabis Sativa purché si tratti di semi certificati che producono varietà con tenore di THC inferiore alla 0,2%. I semi di canapa sono una preziosa fonte di amminoacidi essenziali, acidi grassi essenziali, vitamine, tra cui spiccano la Vit E e le Vitamine del gruppo B, fitosteroli, caroteni e minerali. Possono essere consumati crudi, interi o decorticati. Si possono utilizzare aggiungendoli come condimento o come ingrediente vero e proprio a insalate, macedonie, muesli.
Ciò che rende questi semi unici nel loro genere nel mondo vegetale è il loro contenuto in acidi grassi polinsaturi essenziali (omega-3 e omega-6), in rapporto ottimale. Dalla spremitura a freddo dei semi possiamo estrarre un olio che ha un ottimo profilo lipidico e che si può utilizzare come condimento. L’olio ha un leggero sapore nocciolato e conferisce al piatto
uniche caratteristiche organolettiche. Dalla canapa si può ottenere anche la farina che mantiene solo una piccola quota di acidi grassi omega-6 e omega-3, ma è particolarmente ricca di proteine con un elevato valore biologico, con tutti gli aminoacidi essenziali. La naturale assenza di glutine rende inoltre questo alimento un’importante risorsa per chi è celiaco.
Si può utilizzare per preparare pane, pasta, grissini, pizze, torte, pasta fatta in casa, gnocchi. Con i semi di canapa si possono ottenere anche altri alimenti, oltre all’olio, ad esempio il latte di canapa dalla cui preparazione si ricava una “polpa” di semi di canapa, che può essere utilizzata per ottenere il “tofu di canapa” (HempTofu). Dal latte di canapa si può ottenere anche il formaggio di canapa.

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